

5. L'interventismo democratico.

Da: G. Salvemini, Interventismo nazionalista e interventismo
democratico,  in Opere. Dalla guerra mondiale alla dittatura, 1916-
1925, Feltrinelli, Milano, 1964.

Nazionalisti e interventisti democratici si trovarono
momentaneamente uniti nel sostenere l'opportunit dell'intervento
dell'Italia nel conflitto mondiale; i loro fini per erano
profondamente diversi. Infatti, mentre i primi miravano
all'affermazione della potenza nazionale, i secondi, interpretando
il conflitto come contrapposizione fra democrazie e imperialismi,
auspicavano una pacificazione delle relazioni internazionali ed
una democrazia pi avanzata all'interno dei singoli paesi.  Lo
precisa nel seguente passo, tratto da un articolo pubblicato su
L'Unit del 3 marzo 1917, Gaetano Salvemini, storico e uomo
politico vissuto dal 1873 al 1957, uno dei massimi rappresentanti
dell'interventismo democratico.


I gruppi interventisti democratici hanno voluto la guerra: per
questo si sono divisi dai neutralisti socialisti, e si sono
associati per un momento agli interventisti nazionalisti, che si
staccarono per conto loro dai neutralisti conservatori.
Ma se interventisti - democratici e nazionalisti - hanno avuto un
comune programma di guerra, hanno avuto anche un opposto programma
di pace. Come dice benissimo Il Popolo d'Italia [il quotidiano
fondato nel 1914 e diretto da Benito Mussolini], l'intervento 
avvenuto e non conta pi: sono oramai i soli fini che contano.
E sui fini della guerra c' fra nazionalisti e democratici un
abisso. Per i nazionalisti la guerra dovrebbe servire a stabilire
la loro egemonia in Italia, e l'egemonia dell'Italia in Europa.
Per noi la guerra deve assicurare un giusto equilibrio di nazioni
solidali e pacifiche in Europa contro la Germania, finch la
Germania non sia tornata alla umanit e non sia degna di entrare
anch'essa nella lega delle nazioni; la guerra si ridurrebbe a una
feroce turlupinatura, se in Italia i diritti del maggior numero
continuassero ad essere manomessi dai privilegi delle antiche
minoranze parassitarie. [...].
Il nostro giornale vorrebbe appunto, fra gli altri fini,
contribuire a chiarire le idee dei gruppi interventisti
democratici sui fini della guerra, e rompere la confusione che
troppo a lungo  durata fra i nazionalisti e noi. E le reazioni
violente de L'Idea Nazionale [il giornale, prima settimanale e
dal 1914 quotidiano, della Associazione nazionalista italiana]
contro l'opera nostra si spiegano appunto col fatto che i
nazionalisti hanno ben capito dove noi vogliamo arrivare: a
rompere cio le uova del cuculo nazionalista nel nido democratico.
